Angelo Ferrillo – Alla ricerca di EMO

ALLA RICERCA DI EMO
Milano – dall’8 luglio al 22 luglio 2009
SPAZIO NUR – Via Ripamonti 2 – Milano
Vernissage: 08 luglio 2009 – ore 20:30
Alla ricerca di EMO
Cosa succede tra i giovani d’oggi?
Cosa sta cambiando nella cultura delle “nuove leve”?
Qual’é nel 2009 il mezzo per i giovanissimi di rompere con l’essere comune?
Sui vocabolari, la parola EMO si attribuisce ad “un genere musicale interno ed inglobato nel punk rock”. Gli anni hanno visto nascere tre generazioni di Emo ben distinte nello stile. La prima è da collocarsi dal 1985 al 1994, la seconda dal 1994 al 2000, e la terza dal 2000 ad oggi.
Proprio quest’ultima, negli scatti esposti è stata oggetto di minuziosa e quasi morbosa indagine. Il ritratto che viene fuori è di giovani che si nutrono di rabbia e sentimenti forti. Colori vivaci che si scontrano con trucchi tetri, quasi teatrali. Musiche dalle sonorità rock dure e dai contenuti melodrammatici. Tutto nasce per gioco, fotografare questi coloratissimi giovani per vederne l’effetto su pellicola e gli atteggiamenti di fronte all’obiettivo.
Ma una volta iniziato, la luce nei loro occhi spingeva ad andare oltre, chiedeva attenzione, pretendeva attenzione.
Il lavoro di 200 ritratti rappresenta giovani emo, poser nati che cercano di dire qualcosa con gli occhi, basta solo saper guardare sotto il trucco.
Biografia
Angelo Ferrillo la persona, nasce a Napoli il 17 Agosto 1974, e per i primi diciassette anni della sua vita si dedica alle sue grandi passioni, l’informatica e la musica.
Angelo Ferrillo il fotografo, nasce a Napoli il 17 Agosto 1991, e da allora in poi si dedicato al suo grande amore, la fotografia.
Il colpo di fulmine lo coglie nel giorno del suo diciassettesimo compleanno, quando il padre gli regalò la prima macchina fotografica. Una Polaroid.
Nel periodo in cui iniziava il suo corteggiamento alla fotografia ha scoperto che il suo ingresso nella sua vita poteva rafforzare il rapporto con la musica.
Non avendo avuto la possibilità di studiare e fare in prima persona il musicista è riuscito ad unire questo sogno al nuovo amore che era sbocciato, fotografando gli artisti che più amava, in concerto, diventando così un Fotografo Musicale.
Scopre fonti di ispirazione che lo portano verso la ricerca di stili e modi di porsi nei confronti della fotografia sempre diversi. La street photography ne fa da padrona nella sua abituale voglia di scattare e il suo essersi trasferito a Milano verso gli inizi del 2000 lo portano anche ad avvicinarsi ed a modo suo, apprezzare la moda.
Milano, vivaio di Moda e Costume mi ha fatto anche ricredere e quindi mi ha spinto a coltivare un altro genere di fotografia, la fotografia di moda.
Tecnicamente molto incisiva per la metodicità e per l’utilizzo forte della luce (elemento basilare di una fotografia).
Ha iniziato così a realizzare alcuni lavori di moda per giovani testate del settore e free magazine di cultura giovanile.
Partecipa con successo a diversi concorsi fotografici, alcuni dei quali valevoli per la graduatoria FIAF.
Negli ultimi anni, ho esposto in Corsico (2007) con la mostra “Indie pendente mente”, progetto di trasposizione della cultura Indie a 360°, e per la Fondazione Feltrinelli presso lo spazio Feltrinelli librerie di Monza (2008) con la personale “Doppia Visibilità”.
Molte le pubblicazioni di servizi, lavori seriali e progetti fotografici anche un po’ “provocatori” che lo vedono oggi al centro di richieste di lavori e collaborazioni in svariati settori.
Oggi collabora con testate giornalistiche del settore moda, lavora saltuariamente per giovani stilisti del milanese ed esegue lavori seriali di ricerca fotografica.
Tutti i lavori qui esposti sono stampati su carta fotografica opaca con la tecnica plotter della misura di 50×40.
Limiti di stampa: 5 copie matricolate.
Angelo Ferrillo Photography
Via Bozzi n. 3 – 20094 – Corsico (MI)
www.angeloferrillo.com
aferrillo@hotmail.it
(+39)349 0737008
SPAZIO NUR
Via Ripamonti Giuseppe, 2
20136 Milano (MI)
(+39)02 58324458
13 Fotografie che hanno cambiato il Mondo
In genere le fotografie riescono ad esprimere l’equivalente di 1000 parole, ma solo alcune riescono nell’intento di colpire e galvanizzare l’intera società. Le seguenti fotografie hanno saputo esprimere cosi bene il loro contenuto, tanto che il mondo intero si è fermato, ne è rimasto profondamente colpito, e da allora niente è stato più lo stesso.
1. La fotografia che ha portato alla ribalta il foto-giornalismo:
“Omaha Beach, Normandia, Francia”
Robert Capa, 1944

“Se le vostre foto non sono abbastanza buone,” era solito affermare il reporter di guerra Robert Capa, “è perchè non siete abbastanza vicino.” Parole che fanno pensare alla morte, certo, ma Robert sapeva il fatto suo. I suoi scatti più memorabili vennero effettuati la mattina del D-Day, il 6 Giugno 1944, quando sbarcò assieme alla prima ondata di soldati, nella spiaggia di Omaha.
2. La fotografia icona della Grande Depressione:
“Migrant Mother”
Dorothea Lange, 1936

Secondo molti, Florence Owens Thompson è l’icona della Grande Depressione, grazie alla leggendaria e bravissima Dorothea Lange. La Lange scattò l’immagine durante una visita ad un campo di raccolta di ortaggi in California nel Febbraio 1936, e mentre lo faceva, rese al meglio la resistenza di un’orgogliosa nazione che si trovava nel bel mezzo di una crisi mai vista prima.
3. La fotografia che portò il campo di battaglia nelle case di tutti:
“Federal Dead on the Field of Battle of First Day, Gettysburg, Pennsylvania”
Mathew Brady, 1863

Nonostante fosse stato uno dei primi reporter di guerra al mondo, Mathew Brady non cominciò la sua carriera nel bel mezzo dell’azione, come si potrebbe pensare. Un famoso dagherrotipo ed un distinto e rispettato gentiluomo, Brady era conosciuto per i suoi ritratti di persone famose come Abraham Lincoln e Robert E. Lee. In altre parole, si trattava di un grande fotografo in mezzo alle trincee.
4. La fotografia che pose fine alla guerra ma che portò via anche una vita:
“Murder of a Vietcong by Saigon Police Chief”
Eddie Adams, 1968

“I fotografi rimangono la più potente arma esistente al mondo,” scrisse una volta il reporter di Associated Press Eddie Adams. Una frase propriamente fatta per Adams, perchè la sua foto del 1968 che ritraeva un ufficiale nell’atto di sparare in testa ad un prigioniero di punto in bianco non solo gli fece vincere un Premio Pulitzer nel 1969, ma modificò gli atteggiamenti degli americani nei confronti della guerra in Vietnam.
5. La fotografia che non è cosi romantica come si potrebbe pensare:
“V-J Day, Times Square, 1945″, a.k.a. “The Kiss”
Alfred Eisenstaedt, 1945

Il 14 Agosto 1945, la notizia della resa del Giappone venne annunciata negli Stati Uniti, segnando così la fine della Seconda Guerra Mondiale. Celebrazioni impazzite avvenivano nelle strade, ma forse nessuno era più sollevato delle persone in uniforme. Benchè molti di essi fossero appena rientrati dopo aver conseguito delle vittorie in Europa, dovevano affrontare la prospettiva di essere richiamati ancora una volta, stavolta nel sanguinario Oceano Pacifico.
6. La fotografia che distrusse un’industria:
“Hindenburg”
Murray Becker, 1937

Dimenticatevi il Titanic, la Lusitania, e lo spiacevole incidente di Cernobyl. Grazie al potere delle immagini, l’esplosione dell’Hindenburg avvenuta il 6 Maggio 1937, reclama lo spiacevole onore di essere il più grande disastro del 20esimo secolo.
7. La fotografia che salvò il pianeta:
“The Tetons – Snake River”
Ansel Adams, 1942

Alcuni ritengono di poter dividere la fotografia in due periodi: prima di Adams e Dopo Adams.
La fotografia non era proprio considerata una forma di arte. I fotografi cercavano di rendere le loro fotografie più artistiche sottoponendo i propri soggetti ad ogni sorta di manipolazione estrema; poi arrivò Ansel Adams, egli fu di aiuto per tutti gli appassionati fotografi di tutto il mondo poichè fece loro superare il complesso di inferiorità che era proprio dei fotografi di quel tempo.
La passione di Adams per i paesaggi non era limitata a ciò che egli vedeva attraverso le sue lenti. Nel 1936 egli portò le sue foto a Washington e fece in modo che il King Canyon in California venisse preservato e salvato. Ebbe successo nel suo intento e il King Canyon venne dichiarato parco nazionale.
8. La fotografia che tenne per sempre vivo il ricordo di Che Guevara:
“The Corpse of Che Guevara”
Freddy Alborta, 1967

Delinquente sociopatico? Luminario socialista? Oppure come l’esistenzialista Jean-Paul Sartre lo chiamava, “il più completo essere umano della nostra era”? Qualsiasi cosa crediate, non è in discussione il fatto che Ernesto “Che” Guevara sia diventato il santo patrono dei rivoluzionari. Indubbiamente, è un mitico uomo – una sua rappresentazione che persiste ancora oggi per come egli visse, piuttosto di come egli morì.
9. La fotografia che permise al Genio di dare di sè un’espressione umoristica:
“Einstein with his Tongue Out”
Arthur Sasse, 1951

Potete apprezzare o meno questo memorabile ritratto, ma è giusto chiedersi: “E’ veramente riuscito a cambiare la storia?”. Ne siamo sicuri, ci è veramente riuscito. Mentre Einstein certamente ha cambiato la storia con i suoi contributi alla fisica nucleare ed alla meccanica quantistica, questa foto ha cambiato il modo in cui la storia considerava Einstein. Rendendo più “umano” un uomo conosciuto principalmente per la sua intelligenza, questa fotografia è la ragione per cui il nome di Einstein è diventato sinonimo non solo di “genio”, ma anche di “genio fuori dal comune”.
10. La fotografia che rese reale il surreale:
“Dalí Atomicus”
Philippe Halsman, 1948

Philippe Halsman è molto probabilmente l’unico fotografo ad aver fatto carriera scattando fotografie di persone mentre saltano. Egli sostiene che l’atto del saltare rivela la vera natura dei suoi soggetti, e guardando al suo più famoso salto, “Dalí Atomicus,” è veramente difficile non essere d’accordo.
11. La fotografia-Menzogna:
“Loch Ness Monster” a.k.a. “The Surgeon’s Photo”
Ian Wetherell, 1934

Questa foto venne scattata nell’Aprile del 1934, in seguito a questa data il turismo locale raggiunse livelli inimmaginabili, arrivando a conseguire introiti per milioni di dollari ogni anno.
La “festa” ebbe fine nel 1994, quando un documentario pubblicato disse che Christian Spurling aveva ammesso di aver falsificato la foto. Secondo la dichiarazione resa da Spurling, il suo patrigno, Marmaduke Wetherell, era stato fondamentale per la riuscita della foto ed era stato assunto dal London’s Daily Mail con il compito di provare l’esistenza dell’animale.
12. La fotografia che per poco non è mancata:
“Gandhi at his Spinning Wheel”
Margaret Bourke-White, 1946

Questa è molto probabilmente una delle ultime immagini che ritraggono il Mahatma Gandi, poichè 2 anni in seguito a questo scatto, egli è stato assassinato. Lo scatto è di Margaret Bourke-White.
13. La fotografia previsione del futuro:
“Le Violon d’Ingres”
Man Ray, 1924

Prima dell’arrivo di Photoshop, c’era Man Ray. Uno dei più originali fotografi al mondo, Ray era uno sperimentatore instancabile. Infatti, il suo lavoro era cosi innovativo che non dava tanta importanza alla posizione della camera, e creava le sue surreali “Rayografie” interamente nella stanza oscura.
Before there was photoshop, there was Man Ray. One of the world’s most original photographers, Ray was tireless experimenter. In fact, his work was so inventive that he eventually left the camera behind altogether, creating his surreal “Rayographs” entirely in the darkroom.
fonte:
http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=4024089948e9d6cb
CONCORSO FOTOGRAFICO NATIONAL GEOGRAPHIC 2009

Ragazzi, cogliete l’attimo
di Guglielmo Pepe, Direttore National Geographic Italia
Come sappiamo ormai da decenni, la fotografia è una componente fondamentale della nostra cultura, della nostra società, della nostra vita. Negli ultimi tempi poi, con la rivoluzione internet e con l’avvento dei telefoni cellulari, questo modo di comunicare ha superato i confini tradizionali del tempo e dello spazio. Oggi, nel mondo, più di un miliardo di persone comunica attraverso la fotografia. Diciamo che dal punto di vista dell’apprendimento, forse la cosa più semplice che ci sia è proprio scattare una fotografia. Per leggere, devi imparare a farlo; per scrivere, la stessa cosa; per una foto, basta un clic. L’avvento del digitale poi, ha semplificato tutto. La messa a fuoco, l’uso dello zoom, la regolazione della luce, nelle “macchine” di ultima generazione vanno spesso in automatico. E se il risultato è mediocre, cancelli, butti nel cestino e ricominci, scatti di nuovo finché non sei felice di quel che sei riuscito a fare.
L’ “esplosione” della fotografia ha alimentato un interesse, una passione imprevedibili finora. E in tutto il Pianeta. E soprattutto tra le giovani generazioni. Lo vediamo quando noi di National Geographic Italia organizziamo le mostre fotografiche: decine e decine di migliaia di persone, in larghissima parte ragazzi e ragazze, che visitano l’esposizione per poter vedere, non solo sulla rivista, non solo su internet, le immagini scattate dai grandi fotografi della Society. Sappiamo che il sogno di molti è quello di avvicinarsi, il più possibile, a questi professionisti, che rappresentano un’élite (senza essere elitari) della fotografia. Perciò, ormai siamo al quarto anno, promuoviamo il concorso fotografico: per dare l’occasione, a tutti, di potersi misurare con la Fotografia con la maiuscola. Sapendo che chi vincerà qui, in Italia, avrà la possibilità di partecipare al gran finale, alla “gara” mondiale che porterà i vincitori a Washington.
Ma in questa edizione c’è una novità, della quale sono particolarmente felice: potranno partecipare anche i minorenni, i ragazzi e le ragazze tra i 15 e i 18 anni.
Nel passato ho ricevuto tantissime lettere di teenagers, che si lamentavano per la loro esclusione. Adesso la barriera dell’età è stata abbattuta. Perciò invito gli adulti ad acquistare la rivista (per partecipare è necessario il coupon contenuto nel magazine) e a regalarla a figli, nipoti, giovani amici: a 15 anni forse non si hanno i soldi per comprare il nostro magazine. Chi è più grande, con una modica cifra, può fare un “omaggio” che sarà sicuramente gradito. Nella vita è importante cogliere anche gli attimi: il nostro concorso è uno di quegli attimi, che non va perduto.
Il coupon di partecipazione lo trovate sui numeri di giugno, luglio e agosto di National Geographic.
Il regolamento del concorso lo trovate qui
La liberatoria per il soggetto fotografato la trovate qui
La liberatoria per il soggetto fotografato (categoria Senior) la trovate qui
Per ulteriori informazioni: www.nationalgeographic.it
Floris Neusüss – Early works
-ori.jpg)
Floris Neusüss predilige il fotogramma quale unico strumento espressivo. Negli anni ha acquisito una straordinaria padronanza tecnica e, la sua lunga carriera di artista, e influente insegnante, lo definiscono ‘il maestro’ del fotogramma.
Milano – dal 13 giugno al 2 agosto 2009
Una tecnica antica come l’invenzione stessa della fotografia, e che chiunque può praticare senza complicate attrezzature, è ricorrente fascinazione per gli artisti contemporanei. Il fotogramma: carta sensibile, oggetti di qualsiasi natura e un colpo di luce, è il sistema più semplice per produrre immagini fotografiche. Però, se dal gioco si vuole varcare l’ incognita porta dell’ arte, il problema si complica. Man Ray e Luigi Veronesi scoprono il fotogramma per casualità; Christian Schad, Moholy-Nagy, Eberhard Schrammen, Toni von Haken e Franco Grignani come lucida scelta. Tutti loro eleggono il fotogramma quale alternativa e creano opere di geniale bellezza.
Floris Neusüss predilige il fotogramma quale unico strumento espressivo. Negli anni ha acquisito una straordinaria padronanza tecnica e, la sua lunga carriera di artista, e influente insegnante, lo definiscono ‘il maestro’ del fotogramma.
Già nel 1954, ancora al liceo, produce le prime opere e si può credere che fosse, appunto, il processo più semplice da adottare in una scuola.
Soltanto sei anni più tardi applica tale tecnica per riprendere il corpo a grandezza naturale. Ha del miracoloso.
Fino alle sperimentazioni di Neusüss, gli artisti si erano serviti di piccoli oggetti, di ombre trasposte, di trasparenze proprio per le difficoltà dell’ingannevole facilità di realizzare delle immagini fotografiche senza l’uso di una macchina fotografica.
Il lavoro di Floris Neusüss con la figura non è soltanto una sfida ai limiti di un processo, è soprattutto una nuova interpretazione dell’essere umano.
Le sue immagini, ambigue fra riconoscibilità e sfuggevolezza della rappresentazione, fra realtà e apparenza, svelano l’essenza indefinita del corpo e dell’anima.
Assomigliano a giganteschi ectoplasmi, oltre 2 metri di altezza, che fluttuano nello spazio senza confini.
Corpi quali metafore che ricordano il mito della caverna di Platone e pongono interrogativi sulla conoscenza di noi stessi.
E le ombre illusorie della caverna trovano una corrispondenza intellettuale ed estetica nel lavoro ‘Nacthbilder’ (immagini di notte) in cui Floris Neusüss supera ogni immaginabile estensione del processo.
Nell’oscurità profonda della notte, espone a successivi o simultanei colpi di flash la carta sensibilizzata. Le piante, le foglie, i fili d’erba e i frammenti di corteccia si ‘materializzano’ in una volta ancora in interpretazioni sotterranee dell’universo naturale.
Ed in tutte le serie di Neusüss, anche quando utilizza degli oggetti, ‘Tellerbilders e Faltbilders’, l’intento ultimo è proprio di catturare la natura intima di questi oggetti.
Dice Floris Neusüss: “Nel fotogramma l’osservatore distingue la frammentarietà dell’oggetto come una citazione della realtà”. Citazione che ci stimola ad indagare sotto la superficialità delle apparenze.
GALLERIA CARLA SOZZANI
Corso Como 10 (20154)
+3902653531 , +390229004080 (fax)
press@galleriacarlasozzani
www.galleriacarlasozzani.org
orario:
martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30 – 19.30
mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00 lunedì, ore 15.30 – 19.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage:
13 giugno 2009. dalle ore 15.00 alle ore 20.00 cocktail dalle ore 17.00
curatrice:
Giuliana Scimè
