Angelo Ferrillo Photoblog

In un mondo dove tutto è immagine, qui trovate tutto ciò che riguarda la cultura fotografica di ieri, oggi e domani

La morte di un fotoreporter


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“Da sempre vi raccontiamo il mondo. Guardiamo e cerchiamo di capire la realtà, anche quella delle guerre e delle tragedie, visitando i fronti più caldi del globo. Attraverso i nostri reporter siamo da sempre i vostri occhi nell’inferno della guerra.
Il web, nonostante la crisi dell’editoria, ci offre gli strumenti per un nuovo modo di fare giornalismo costruendo un rapporto più diretto con voi lettori. E’ quello che vogliamo realizzare con questo progetto: informarvi, raccontandovi quello che gli altri non dicono. Lasciando che siate voi a scegliere cosa indagare e approfondire.  Attraverso il crowdfunding, potete scegliere il vostro reportage. Ed i nostri reporter  saranno i vostri “occhi della guerra” nel Paese in prima linea che avete scelto.”

Così apre il sito internet creato da ilgiornale.it, con un titolo abbastanza d’impatto, ad essere onesti “gli oggi della guerra“.

Una volta il rapporto tra fotoreporter e redazione era affascinante, era un sogno, un sogno che è stato anche più volte raccontato al cinema. Un sogno che ha avvicinanti molti fotografi a questo mondo solo per la voglia di vivere quel “sogno”.

Un fotoreporter con un’idea vincente cercava di arrivare in redazione in tutti i modi possibili, facendo carte false. Una volta in redazione avrebbe raccontato qualsiasi cosa per essere spedito in guerra ed entrare dentro la notizia, rischiando anche la vita (e molte volte è successo).
C’era anche l’alternativa: una telefonata arrivata dal capo servizio che recita “prepara la borsa, parti per l’Afganistan…”

Oggi cercano di farci credere che la crisi editoriale non lo permette più, la crisi ha bandito il sogno! Cercano di venderci il concetto base che per poter avere un lavoro pubblicato da dare in pasto al pubblico l’unico modo è quello di autofinaziarselo.
È una cosa incredibile. Una volta le redazioni pagavano i fotografi, ora i fotografi devono essere pagati dai lettori!!!!

Servono 4000 euro per l’Afganistan e 5000 euro per la Libia. Soldi chiesti ai lettori, tra l’altro chiedendogli di scegliere cosa voler vedere tra le pagine del loro giornale preferito. Un po come quando cercarono di venderci i film con finale interattivo dove lo spettatore sceglieva se dare un lieto fine alla favola.

Il video promo è accattivante ed in linea con la miglior tradizione di ADV, tanto è che i fondi stanno arrivando.

Puoi scegliere l’importo del finanziamento, e decidere anche cosa ricevere in cambio.

Tutto chiaro no?

Ma è realmente la risposta alla mancanza di una buona fotografia d’autore che racconti cosa sta succedendo come quando lo facevano i grandi fino agli anni 90?
È veramente ciò che volgiamo? Pagare per vedere pubblicato ciò che ci piace, come girare canale del tv 40″ tutto via satellite?

È questo il vero ventunesimo secolo? E allora, visto il proliferare di fotografi, perché non autofinanziarsi un viaggio per vedersi le cose con il proprio occhio e magari scattarsi le foto che più piacciono da soli? Del resto, se devo pagare per vedere qualcosa, tanto vale che me le faccia da solo? No?

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Un commento su “La morte di un fotoreporter

  1. Marco
    8 dicembre, 2013

    Il corwdfounding è un’ottima cosa, ma se si riferisce ai lavori di singoli fotografi e fotoreporter, che hanno la necessità di autofinanziarsi proprio per lottare contro il fatto che le redazioni non comprano nulla.

    Nel momento in cui un editore arriva a fare una cosa del genere… beh, ho è la fine di una professione, come molti paventano a anni, oppure è solo una massa commerciale volta al risparmio.

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