Gregory Crewdson – Dream house – Press and Photo


Di seguito uno stralcio delle dichiarazioni rilasciate da Kathy Ryan su Gregory Crewdson..

Kathy Ryan (picture editor del The New York Times Magazine.) ha scritto:
“Le immagini raccolte nel POrtfolio “Dream House” hanno sfidato ogni pronostico fin dall’inizio. Di solito, i servizi fotografici delle celebrità vengono fatti a New York o Los Angeles. E tendono ad essere piuttosto produttivi – due o tre ore. A volte, il fotografo si reca dove si stanno girando gli esterni di un film per provare l’attore. Ripensandoci ora, non riesco a credere che sette grandi attori abbiano accettato di intraprendere un viaggio nel Vermont per poter lavorare con Gregory alla realizzazione di questa serie di immagini. Un ranch disabitato a Rutland, nel Vermont, ha agito da catalizzatore per queste fotografie. I mobili, le lampade, e persino gli asciugamani nelle sale da bagno erano ancora come li avevano lasciati i proprietari dieni anni prima, alla loro morte. Era un posto soprannaturale e Bellissimo, intriso di memorie. Anche l’assenza faceva parte dell’arredamento. Questa scena ossessionante ha trovato rifugio nell’immaginazione di Gregory fin dal primo momento in cui l’ha vista, quanche anno prima.”

Comunicato Stampa a cura di Lucia Crespi (lucia@luciacrespi.it – +39 0289415532):
“Gregory Crewdson (Brooklyn, 26 settembre 1962) è nato a Park Slope, un quartiere di Brooklyn. Da ragazzo ha fatto parte di un gruppo punk rock chiamato The Speedies. La loro maggiore canzone Let Me Take Your Photo divenne profetica per quello che Crewdson sarebbe diventato nella sua vita.

Alla metà degli anni ottanta Crewdson ha studiato fotografia al Purchase College. Ha quindi frequentato la Yale School of Art, presso la Yale University, nel New Haven, ottenendo un master in Belle Arti. Ha in seguito insegnato presso il Sarah Lawrence, il Cooper Union, il Vassar College e presso la Yale University, dove ha tenuto una cattedra fino al 1993.

Gli inizi del percorso artistico di Gregory Crewdson risalgono agli anni 1987-1988 con la cosiddetta serie Early Work e la serie Natural Wonder che riflette il fascino provato dal fotografo americano in rapporto ad eventi di una natura magica e mistica, fino alla serie Twilight (1998-2002) che segna il suo riconoscimento internazionale. In queste immagini “l’intrigante e oscura energia di una natura indomabile giunge in salotto”.

Nelle ultime serie Dream House (2002), e Beneath the Roses, (2003-2005), Crewdson sembra lavorare decisamente più come un regista che come un fotografo.

Le sue immagini, ambientate nell’America suburbana, rivelano come citazioni, riferimenti e motivi ispiratori più immediati i film e i miti di Hollywood e si rifanno al saggio sul perturbante Das Unheimliche di Freud.

Le bellissime, complesse messe in scena di Dream House sono preparate accuratamente con l’aiuto di un folto team di aiutanti, in una casa non abitata del Vermont, dove tutto è rimasto come quando il proprietario era in vita. Crewdon ha preteso e ottenuto che gli attori prescelti – Tilda Swinton, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffamn, William H. Macy e Gwyneth Paltrow – arrivassero sul set da soli, senza assistenti, in modo da farli concentrare e catturare dalla atmosfera della casa. Il risultato è quello di assistere a un film, una storia alla David Lynch, carica di mistero e inquietudine.

Crewdson, che è stato un influente professore dell’Università di Yale, si mostra a sua volta influenzato, nelle sue precise e realistiche descrizioni dell’America rurale, dallo stile documentaristico inventato a suo tempo da fotografi storici come Walker Evans e William Eggleston. Ma con il suo uso di luci teatrali, l’impiego di elementi fantastici e soprannaturali e con la sua fiducia in uno stile largamente narrativo, ha di fatto portato ancora più avanti la tradizione della staged photography, lanciata da artisti come Cindy Sherman e Jeff Wall, che è ormai considerata uno delle modalità espressive più importanti della fotografia contemporanea.

La mostra di Milano, che rappresenta l’anteprima europea della serie Dream House – dodici grandi fotografie che formano un’unica opera – presenterà, anche fotografie del backstage e sarà accompagnata da uno straordinario volume edito da Photology con la riproduzione delle immagini esposte e testi dello stesso Crewdson, di Kathy Ryan, photo editor del New York Times che ha collaborato al progetto e di Tilda Swinton.

Un’immersione nella vita quotidiana della provincia americana che lascia affascinati e turbati ad un tempo.”

Alcuni degli scatti esposti:

Tutte le immagini sono tutelate dalla legge sui diritti di Copyright (C) a nome dell’autore.
Tutte le immagini sono realizzate in in DIGITAL PRINTS (formato in cm: 63 x 100) con una tiratura di 15 Copie.

Il catalogo, edito da Photology, è acquistabile presso la galleria al costo di €49,00.

Impressioni personali a cura di Angelo Ferrillo (aferrillo@hotmail.it – http://www.angeloferrillo.com):
“Alla presenza dell’Artista ho avuto modo di apprezzare il lavoro in esposizione (12 scatti) che ritraggono questo spaccato di Vita Americana fedelmente riprodotto su chiave cinematografica.
Le stampe, curate nei particolari sono di ottima qualità e permettono di delineare bene i particolari della composizione con un eccellente utilizzo della profondità di campo. E’ indubbio che tecnicamente Crewdson ha effettualo un lavoro magistrale.
La riproduzione delle scene è comunque a dir poco maniacale, i particolari che ne esaltano la differenza sono strabilianti.
L’unica nota negativa è l’illuminazione della sala espositiva che non rende giustizia alle immagini in quanto i riflessi e le ombre invadono violentemente le opere esposte.
Il catalogo merita una nota di apprezzamento particolare. La stampa è di qualità ed il formato rende giustizia alle opere. Il prezzo è decisamente in linea con il prodotto. Le introduzioni di Kathy Ryan rendono completo il tutto. Molti i presenti che hanno avuto il piacere di ricevere una dedica con firma sul catalogo acquistato. Poche parole scambiate con l’artista hanno permesso di farlo risultare simpatico, socievole e molto alla mano. Un altro esempio di “genio” che non si è fatto trasportare dagli eventi. Ammirevole.”