LA RIPRESA DELL’ECONOMIA FOTOGRAFICA


Lo Stato deve fare qualcosa per aiutare gli artigiani, i marchi, le industrie, in queste condizioni non si può continuare” recitavano i personaggi dell’Economia italiana quando venivano intervistati dai media.
Ed è giusto. Così dovrebbe essere. Dovremmo fare in modo che il Made in Italy venga preservato. Tutti quanti.

Ma poi, tutti quei personaggi, gli stessi citati qui sopra, sono quelli che vanno “altrove” per far produrre ciò di cui hanno bisogno.

E parlando di fotografia, sappiamo bene che si tratta di una vera e propria industria, che produce immagini, su immagini, su immagini. Immagini che servono per raccontare, per far vedere, per ammaliare, per far comprare.

Mi allaccio all’ultima campagna, ma non ultima, di un marchio italiano con un testimonial italiano, realizzata da un fotografo americano.

Fedez per Sisley – Fotografo Wayne Maser

Non ultima perché di sicuro ci saranno altre situazioni del genere andando avanti e molti altri prima di loro hanno avuto lo stesso “guizzo” lasciando fuori fotografi italiani. Senza voler andare troppo in dietro nel tempo alcuni esempi.

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Eva Green per Calendario Campari 2015 – Fotografo Julia Fullerton-Batten

 

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Calendario Pirelli 2015 – Fotografo Steven Meisel

Ma quello che lascia ancora più perplesso, oltre al privato che chiede aiuto ma a quanto pare di aiuto non ne da, sono le Pubbliche Amministrazioni che cadono nello stesso tranello. Il fascino dell’esterofilia.
Servizi realizzati per comunicare i luoghi dal fascino storico delle nostre terre, lasciati nelle mani di fotografi affermati e con nomi altisonanti.

Sensational Umbria – Fotografo Steve McCurry

Abbiamo avuto una grande tradizione legata all’immagine, da sempre, come da sempre siamo stati invidiati all’estero per i nostri luoghi, i nostri prodotti e la nostra arte. E quindi a questo punto le domande che mi pogo e che mi piacerebbe si ponessero anche gli operatori del settore (senza entrare nel merito tecnico ed artistico di quanto realizzato da colleghi esteri, dei quali conosciamo e riconosciamo la bravura) sono semplici, ma abbastanza dirette:

  • Non abbiamo forse in Italia fotografi altrettanto bravi tra quelli che hanno nomi altisonanti o tra le giovani leve della creatività, in grado di realizzare lavori altrettanto validi?
  • Non esistono professionisti in casa nostra che potrebbero far abbattere i costi di realizzazione di servizi atti a creare una immagine tutta italiana per quei marchi che chiedono aiuto alle istituzioni (o per le istituzioni stesse)?

Non credo che siamo così asciutti. E se per caso lo siamo e perché ci hanno fatto diventare asciutti, inariditi dai confronti di tutti i giorni e con le energie che altrettanto quotidianamente dobbiamo spendere per cercare di emergere invece, magari, di poter impegnare le stesse forse per “creare” qualcosa di molto valido. Valido per il Made in Italy.

 

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