LA PUBBLICABILITÀ DI UNA IMMAGINE


Come tutti ben sanno in Italia la Legge in fotografia (che tuteli fotografi e soggetti fotografati) esiste ed è anche molto aggiornata, se pur comunque datata (parliamo di una legge del 1941).
Per chi non lo sapesse, può andare a leggere il mio articolo proprio dedicato alle leggi italiane in materia fotografica a questo link.

Nel marasma generale e nella completa mancanza di conoscenza di queste leggi, si avvicendano anche scritti reperibili facilmente in rete che portano sulla cattiva strada e che non agevolano affatto il lavoro del fotografo, del soggetto, ma anche dette istituzioni che si devono fare garanti dell’applicabilità delle leggi.

Nello specifico ci riferiamo alla domanda che più di ogni altra si pone il fotografo ed il fotografante:

Posso riprendere soggetti?
Posso pubblicare la loro immagine?

In primo luogo, visto che molto spesso si utilizza impropriamente una terminologia che vuol significare tutt’altro, inizierei con il chiarire che la fotografia non ha nulla a che vedere con la privacy e viceversa.
Per chiarire ulteriormente questo concetto rimando all’articolo redatto apposta dove si allontana la privacy dalla fotografia, in maniera (ad oggi) definitiva.

Se tengo in considerazione la prima domanda (“posso riprendere soggetti?”) allora la risposta vive in prima battuta nella Costituzione Italiana. Particolarmente negli articoli 14, 15 e 21.
Traducendo la lettura degli articoli si può banalmente dire che se i soggetti “vivono” in un luogo pubblico allora il fotografo può riprenderli avvalendosi dell’Art. 21 (normalmente indicato come “diritto di cronaca”, non concesso esclusivamente a chi realizza cronaca per lavoro, ma per ogni libero cittadino)

Ovvio che poi la domanda successiva è abbastanza diretta (“posso pubblicare le immagini che ho ripreso?”). Ma da qui in poi il percorso si fa fitto riscontrando pareri discordanti in merito.
C’è chi sostiene che il ritratto non sia pubblicabile senza il consenso del soggetto. C’è invece chi dice che se il soggetto è riconoscibile allora non è pubblicabile. Oppure molto spesso ci si riferisce alla privacy del soggetto (e la cosa preoccupante è che sono alcuni addetti del settore ad utilizzare impropriamente questa definizione), oppure c’è chi si fa carico di seguire le leggi e cerca di osservarle.
In fine c’è sempre chi scappa furtivamente dal discorso affidandosi all’etica del fotografo, magari citando anche il codice etico del giornalista che, mi piace ricordare NON È UN OBBLIGO DI LEGGE e che comunque fa riferimento eventualmente solo alle immagini che rientrano del corpus di notizia.

La legge (633/41 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 166 del 16/07/1941) era molto poco chiara in merito e lasciava aperte molte porte.
Nello specifico per la fotografia ci troviamo nel CAPO V (dall’Art. 87 all’Art. 92) e nel CAPO VI (Sez. 1 – dall’Art. 93 all’Art. 95 e Sez. 2 – dall’Art. 96 all’Art. 98).

La legge è stata aggiornata due volte e precisamente (come si può evincere dal link) nel 29 dicembre 1992 e nel 06 maggio 1999) definendo quindi quello che ad oggi è il testo definitivo della Legge sul Diritto d’Autore e d’Immagine.

Definitivamente l’Art. 96 recita:
Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell’articolo seguente.
Dopo la morte della persona ritrattata si applicano le disposizioni del 2°, 3° e 4° comma dell’art. 93.

Il che significa che ci rimanda per ulteriori precisazioni all’art. successivo (Art. 97):
Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine e’ giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessita’ di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione e’ collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.
Il ritratto non puo’ tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata.

Ed in fine per la pubblicazione su compenso, la disposizione è resa coperta dall’Art. 98:
Salvo patto contrario, il ritratto fotografico eseguito su commissione puo’ dalla persona fotografata o dai suoi successori o aventi causa essere pubblicato, riprodotto o fatto riprodurre senza il consenso del fotografo, salvo pagamento a favore di quest’ultimo, da parte di chi utilizza commercialmente la riproduzione, di un equo corrispettivo.
Il nome del fotografo, allorché figuri sulla fotografia originaria, deve essere indicato.
Sono applicabili le disposizioni dell’ultimo comma dell’articolo 88.

Ora, analizzando gli articoli integralmente sopra riportati si evince che IL RITRATTO non può essere pubblicato senza il consenso del soggetto, se non si tratta di personaggio pubblico o di lavoro su commissione.
Quindi quella che poteva sembrare una chiarezza genera una ulteriore confusione.

Qual’è la definizione di ritratto abitata agli Artt. 96, 97 e 98?
Chi determina se un’immagine con soggetto rientra nei parametri di definizione di ritratto?

I vecchi Artt. 96 e 97 erano forse più chiari e lasciavano più respiro alla faccenda in quanto sottolineavano che l’immagine (quindi non solamente riferito al ritratto) poteva tranquillamente essere pubblicato se questo non andava a ledere all’immagine del soggetto ritratto, o altresì non ci fosse scopo di lucro nella pubblicazione. In quei casi era espressamente richiesta la liberatoria (consenso) alla pubblicazione.

Anche l’Art. 10 del Codice Civile sembra essere abbastanza chiaro in merito.

Per quanto concerne invece la definizione di ritratto, non si riconosce in una definizione ben specifica a cui appellarsi se non solamente quella di libera interpretazione di canali professionali e non, oppure in una definizione che viene scritta su Wikipedia.

Esiste un documento molto interessante in rete che riferisce molto appropriatamente i limiti che sanciscono la tutela e la lesione dell’immagine e che danno meno spazio alla libera interpretazione. Qui potete leggere l’intero documento in oggetto.

Rimane in fine, se si vuole approfondire la cosa la possibilità di acquistare un testo dove molte tematiche sono sviscerate da un punto di vista legale e con adeguati commenti:
FOTOGRAFIA E DIRITTO – Salvo dell’Arte – Prefazione Prof. Tito Ballarino
Un testo (parte di una collana di 3 che specificamente si orienta molto più alla professione, ma ci sono molti interventi utili per chi pratica comunemente fotografia di strada.

C’è anche un bellissimo articolo con una iniziativa a tal proposito che potete trovare su Fotograzia, direttamente a questo link (il blog di fotografia di Michele Smargiassi) con un contenuto ancora più interessante redatto dall’Avv. Massimo Stefanutti.

Tirando quindi le somme e utilizzando dei termini meno pesanti per pubblicare un’immagine:

  1. Si può fare purché non si vada a ledere l’immagine del soggetto ripreso o non ci sia scopo di lucro.
  2. Il ritratto non può essere pubblicato senza consenso
  3. Manca una definizione di ritratto per avere dei limiti di batteria su cui operare
  4. Siamo nelle mani e della interpretazione di un giudice nel caso di una causa legale
  5. Primeggia sempre il valore etico personale del fotografo o del fotografante

Ma la vera domanda che mi porrei, prima di andare ad impelagarmi all’interno di una questione legale è:

Ma è così potente la mia immagine da dover eventualmente rischiare qualcosa nel pubblicarla?

11 comments

  1. Grazie ancora Angelo per cercare di fare chiarezza in questo argomento (è non è la prima volta né credo sarà l’ultima). il tuo articolo oltre che essere interessante è anche esaustivo. Rebloggo a favore di chi non avesse la fortuna di seguirti. Ciao e ancora grazie! Adriano

  2. Ma la mi a domanda invece e’ : perche’ il fotografo professionista( quindi con p.iva) e’ soggetto a tutti gli oblighi e comunque e’ sempre penalizato mentre invece il fotografo amatoriale (quindi improvvisato con telefonino o simili) ha tutti gli sconti del caso e’ puo’ procaciarsi lavoro?

    • La questione potrebbe essere estesa a tutte le professioni. L’onestà è sempre stata penalizzata in questa nazione. Ma di fatto qualcosa sta cambiando, almeno sotto l’aspetto fotografico.
      TAU Visual sta facendo un ottimo lavoro per rendere le categorie professionali ed amatoriali ben distinte in accordo anche con le istituzioni. Se li segui suoi loro canali avrai traccia di questa cosa.
      Definire i limiti tra professionista ed amatore è il punto di partenza.

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