STAY BLOGGER… STAY FOOLISH


Si porta molto poter iniziare gli scritti con un bel “vista la democratizzazione che hanno dato i social network…” e quindi utilizzando lo strumento BLOG, del quale andrò a fare delle considerazioni in seguito, non potevo esimermi dall’utilizzare la stessa introduzione.

Ci troviamo in un momento storico dove la fotografia è viva, vivissima, ma stata viva come oggi (qui qualche storico, di quello che “ahhhh la pellicola” saranno li a chiudere già la pagina).
L’utilizzo dell’immagine come mezzo di comunicazione nel è la forma più evidente. La contestualizzazione di se stessi nei luoghi di sicuro va ad ampliare questo concetto.

Ma è pur vero che tutto questo fruire di immagini in qualche modo dovrebbe essere indirizzato, catalogato, selezionato, rivisto, elaborato. Con la mancanza di una cultura dell’immagine, come quella che c’è nella società moderna, è normale che poi automaticamente entrano in gioco i vecchi saggi della fotografia che per ricollocarsi e rispolverarsi iniziano (a giusta ragione… e menomale aggiungerei) ad utilizzare tutti i mezzi di comunicazione, e le nuove leve si cimentano nello scrivere di fotografia in tutte le sue sfaccettature.

Non tutti però possono permettersi di utilizzare il blog per comunicare qualcosa, o meglio, non tutti sanno come utilizzare il mezzo. Quelli che lo sanno poi non è che abbiano così tante cose da dire. Allora nell’immaginario comune anche tra i blogger si va a creare una sorta di catalogazione, settorializzandoli per quello che producono (anzi, che molto spesso NON producono):

IL BULIMICO: è il blogger che posta a qualsiasi ora del giorno, della notta, qualsiasi cosa, credendo di avere le idee chiare e di aver ben separati i contenuti, ma inizia ad uscire dal vero utilizzo del “diario” già da quando esordisce con: io vi consiglio. Ma sarebbe opportuno che almeno dessi il tempo di metabolizzare i tuoi contenuti, solo per evitare che poi la tua nascita a bomba perda verve e diventi nulla di più di quanto si trova già in giro.

IL TECNICO: quello tutto tabelle, numeri, prove test. Che genera parallelismi, comparazioni, che ribalta il manuale d’istruzione di qualsiasi dispositivo elettronico possa acquisire immagini, ma genera solo disagio ed ulteriore confusione. In un modo dove la tecnologia evolve ogni sei mesi, puntare i piedi sui dati tecnici non porta oltre il proprio naso. Sarebbe bello che tu capissi che c’è dell’altro oltre tabelle, grafici, numeretti, specialmente in fotografia.

IL FILOSOFO: che poi sarebbe il fermo sostenitore della frase che ti tira fuori ogni volta che la conversazione prende vie traverse, (e che ha copiato da Mario Giacomelli) ossia “lLa fotografia è una cosa semplice. A condizione di avere qualcosa da dire” o addirittura cita Ansel Adams “Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene”. Perdendo di vista il fatto che i due grandissimi fotografi che utilizza per la sua divulgazione avevano contestualizzato queste due frasi e che quindi sono applicabili solo in determinati casi. Alla fine lo metti li e non da fastidio più di tanto.

IL TUTTOLOGO: quello che spazia dalla tecnica, agli autori, alle informazioni spot, ai generi, bazzicando qua e la, molto spesso facendo solo compia e incolla (senza nemmeno citare la fonte… cattivone). ed è forse il più pericoloso di tutti perché non ci sono termini di approfondimento e nel momento in cui gli si fa una domanda potrebbe realizzare contenuti non consoni alla risposta, depistando il fruitore. Non credi che il tuo apporto al mondo della fotografia si potesse tranquillamente evitare?

IL VORREI MA NON POSSO: che si informa, legge, si erudisce, conosce tutto e tutti, ma non ha mai tenuto tra le mani una macchina fotografica. E li diventa difficile riuscire a fargli capire che ci sono milioni di variabili in più scaturite dalle situazioni, che esulano totalmente dall’interpolazione di tutti i suoi dati di conoscenza e che a volte, potrebbe succedere che non è come ha imparato studiando. Un po’ come la vecchia regola universitaria, dove ti insegnano, ma poi quando ti catapulti nel mondo del lavoro tutto è il contrario di tutto. Bello sarebbe che accettassi i consigli di chi sta sul campo tutti i giorni, capendo che a volte ci sono gli imprevisti.

L’HATER: quello che ne ha una per tutti che cerca a tutti i costi di farti imparare concetti dicendoti apertamente che non sai nulla. E che secondo lui la sua esperienza lo estranea dall’essere nella mischia. Che poi molte volte dice anche cose giuste, è il tono con cui le dice che lo fotte. Non puoi essere Toscani creandoti un personaggio che non ti si addice. Stai facendo Marketing di te stesso nel modo sbagliato. Questo non ti farà risalire la cima come quando eri negli anni 80.

IL DIDATTICO: che dispensa conoscenza e saggezza, con fare da “maestro” (una parola abusata così tanto in fotografia che nemmeno si sa più chi effettivamente possa essere ricondotto a tale figura) e allo stesso momento utilizza il suffisso IMHO (altro abuso del quale si è perso il controllo) per poi tirarsi indietro nel caso in cui gli si facesse notare che qualcosa stona se la sua campana suona. sappiamo bene entrambe che, nel caso in cui qualcosa la si sappia fare, questo non vuol dire automaticamente che la si sappia trasmettere, vero?

IL PRESSAPOCHISTA: scrive cose, vede gente, fa, disfa, si muove, ma perde il controllo su quello che è il focus. Se stai parlando di ritratto, non puoi tirar fuori altri argomenti (se non solo con una breve parentesi, ma poi ritorna sui tuoi binari), se credi di fare una prova tecnica, accertati prima di conoscere il prodotto che hai tra le mani, non vorrei che poi perdi il focus e ti trovi a raccontare cose per nulla importanti.

IL PRESENZIALISTA: quello che c’era, c’è e ci sarà sempre. Quello che conosce tutti, quello che ha interagito una vita con quello e con quell’altro. Ma non credi che probabilmente il fatto di sapere che conosci, che hai fatto, che hai detto, potrebbe non interessare a nessuno?

LO SVENTOLATORE: che si adegua al flusso di vento che tira, facendo razzia di like e di consensi in determinati momenti storici. Oggi tira la fotografia di strada, perché non scrivere di street cercando di dare anche una definizione a questo genere controverso che ancora cerca di darsi un tono?

IL SUPERIORE: che nella sua immensa convinzione ha creato un suo ecosistema che crede di governare e continua a guardarti dall’alto, sorridendo ad ogni richiesta di chiarimento e perplessità. Ma non credi che probabilmente in un mondo dove tutto è immagine, il tuo immaginario non è così aperto come credi, ma più piccolo e chiuso del tuo ecosistema?

IL CLASSICO: il romanticismo della pellicola non l’avrai mai in nessun file digitale che produrrai. Quella sensazione di bellezza che provavi e che provi in camera oscura, nessun lettore di RAW riuscirà a trasmetterti.
Scusate ma solo io ho un ricordo bruttissimo della camera oscura che mi ha quasi corroso le narici con gli acidi? E l’unica cosa bella era il tempo latente?

IL SERIALE: quello che una volta alla settimana, alla stessa ora, sullo stesso canale, nella stessa modalità pubblica notizie che spaziano. Ma credi veramente così di riuscire a fidelizzare i tuoi utenti come fossi la serie tv HOUSE OF CARDS?

LO SPAMMATORE: che nei prossimi 3 minuti dalla pubblicazione ha già spammato il suo articolo fino ad arrivare nei posti più sconosciuti e remori del web. Credi quindi che per la legge dei grandi numeri farai una strage di visualizzazioni? 

Fatto sta che molti sono anche in vita grazie (per sfortuna) alla massa. A chi veicola informazioni e replica senza nemmeno andare ad approfondire ciò che ha letto, facendo vivere sempre di più queste catastrofi che invece dovrebbero ridursi ai minimi termini.

Da scrittori facciamoci un’analisi di coscienza. Oltre a dover dare seguito alla nostra presenza in questo mondo di parole ed immagini, dove oramai il fotografo non acquisisce più ma scrive, siamo colpevoli delle mancanze della massa. Siamo quelli che generano la NON cultura.

Non dimenticando soprattutto che gridando vendetta per chi non ha rispetto della fotografia con i suoi scritti, dovrebbe avere la coscienza di rispettare uno strumento che è stato creato con uno scopo ben preciso e che su quel fronte potrebbe esserci qualcuno che grida vendetta!!!

Da fruitori, sarebbe buona cosa andare ad approfondire ciò che è stato marginalmente toccato, per dare il giusto peso alle persone che ci dovrebbero erudire, anche con poche righe. Magari potremmo scoprire che il nostro amico non è proprio opportuno che continui a tenere un blog.

Ce ne sono di sicuro altre di categorie con le quali vi siete scontrati. Divertitevi ad aggiungerle.Si sa mai che forse riusciamo a fare una mappatura di chi ha deciso di scrivere di fotografia, così, tanto per.

E questo blog? Dove lo collochiamo, in quale categoria?
Onestamente non saprei proprio da dove iniziare, ma magari riuscirete voi a dargli una casa.

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