15 9.11


Non credo sia da presentare l’evento che ha caratterizzato il nuovo secolo entrando di prepotenza nei libri di storia, generando ipotesi di complotto, dibattiti tra politici, giornalisti e popoli interi. Una vera e propria macchia indelebile per un popolo, ma anche in contemporanea un evento che ha dato alla fotografia una serie di immagini memorabili. A loro volta contestate, apprezzate, ricercate!

Ma in quanti conoscono le fotografie simbolo dell’attentato terroristico (?) più grande della storia?
All’alba del quindicesimo anniversario, sarebbe ora di metterle tutte (o quasi) insieme, dandogli il giusto peso.

È opportuno partire da quella che diventerà per eccellenza l’emblema dell’evento, la fotografia pubblicata in prima pagina il giorno dopo l’attentato dal New York Times, realizzata da Steve Ludlum, che gli ha fatto vincere il Premio Pulitzer nella categoria Breaking News Photography nel 2002.

Attacco alle torri gemelle – Prima Pagina New York Times – Foto di Ludlum

Subito dopo, in ordine di pubblicazione (ma anche di importanza) c’è il lavoro di James Nachtwey (Agenzia VII) pubblicato sul TIME, con una delle immagini più iconografiche dell’evento: The South Tower falls.

L’evento, la fede, la contrapposizione religiosa tra chi ha attaccato (?) e che viene schiacciato dall’evento. Indubbiamente un’immagine forte e fondamentale.

The following photographs were all made on 9/11 and are described here in Nachtwey's own words: ÒIn my mind it all went into slow motion. Everything was floating. I thought I had all the time in the world to make the picture, and only at the last moment realized I was about to be taken out.Ó
The following photographs were all made on 9/11 and are described here in Nachtwey’s own words: “In my mind it all went into slow motion. Everything was floating. I thought I had all the time in the world to make the picture, and only at the last moment realized I was about to be taken out.”

Il lavoro di Nachtwey, completo, perfetto, non è di certo composto della unica immagine iconografica, in quanto altre immagini di quel lavoro entrano nell’immaginario comune e diventano altrettanto iconografiche.

ÒSo many firefighters died that day. I think this picture recognizes their loss, and honors it. Their sacrifice was monumental. It will forever be remembered.Ó
“So many firefighters died that day. I think this picture recognizes their loss, and honors it. Their sacrifice was monumental. It will forever be remembered.”
ÒThrough the years my work has been fueled by anger at injustices and atrocities, but always in another country. Now it had happened in my own country, my own city, my own backyard, and the sense of anger had an edge that was even more personal.Ó
“Through the years my work has been fueled by anger at injustices and atrocities, but always in another country. Now it had happened in my own country, my own city, my own backyard, and the sense of anger had an edge that was even more personal.”

La cover di quel numero, viene affidata a Lyle Owerko, con una catastrofica fotografia d’impatto, che lascia senza fiato!

Joel Meyerowitz ha contribuito con il suo lavoro a raccontare l’area di Ground Zero, chiusa a chiunque (e rimasta in condizione di segretezza) il quale accesso era consentito solo agli addetti ai lavori.
In apertura una composizione panoramica che da la visone di quello che rimane del simbolo economico mondiale. A seguire poi tutte le immagini.

Esiste ovviamente la pubblicazione del libro, curato da Phaidon, che consiglio di avere nella libreria.
C’è anche uno speciale curato da Corriere della Sera, che possiamo trovare facilmente, composto da due libro, uno di sole immagini ed uno testuale. Era acquistabile a puntate in edicola, ma lo si trova tranquillamente. Fu editata anche una mostra in occasione della pubblicazione, esposta al FORMA FOTO.

Meno legata al concetto di news e di giornalismo, ci sono altre due immagini emblematiche, realizzate da grandi fotografi.

La prima sicuramente è quella realizzata da Alex Webb (Magnum Photo), appena subito dopo l’attacco, ancora con le nubi presenti ed il panico giustificato.

Una evidente composizione che lega l’evento al futuro. Una citazione iconografica che urla un non fermarsi e guardare al futuro, ma senza mai perdere di vista l’evento, che deve far pensare.

USA. New York City. September 11, 2001. View of Lower Manhattan from a Brooklyn Heights rooftop.
USA. New York City. September 11, 2001. View of Lower Manhattan from a Brooklyn Heights rooftop.

Per poi passare a Thomas Hoepker (Magnum Photo) con quella che poi diventerà un’immagine controversa sulla quale ci sono state molte polemiche.

Lo stesso Hoepker decide di non pubblicare l’immagine nel 2001, ma solo 5 anni dopo, in una pubblicazione di Magnum.

USA. Brooklyn, New York. September 11, 2001. Young people relax during their lunch break along the East River while a huge plume of smoke rises from Lower Manhattan after the attack on the World Trade Center.
USA. Brooklyn, New York. September 11, 2001. Young people relax during their lunch break along the East River while a huge plume of smoke rises from Lower Manhattan after the attack on the World Trade Center.

La contestazione nasce da Walter Sipser (uno dei soggetti ritratti, sull’estrema destra) che accusa Hoepker di essere stato poco cortese ad effettuare lo scatto e non interagire dopo con i soggetti ripresi.
Ne scrive anche Frank Rich sul New York Times, ma un riassunto molto ben fatto sulla questione fu pubblicato dal The Guardian, ripreso poi da Il Post.

Ce ne sono altri milioni di immagini realizzate quel catastrofico giorno per l’America, da fotografi più o meno conosciuti, ma sicuramente la conoscenza di almeno queste è necessaria, anche per tenere sempre vivo il ricordo di un evento che non ha (non avrebbe dovuto) cambiato solo l’America, ma il mondo intero!

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