FRAME IN THE FRAME


Si tratta solo di una frazione di spazio all’interno dello spazio. Quella frazione che ne determina il contenuto, la tenuta e la riuscita. Quella frazione che poi diventerà fotografia.
Il motivo potrebbe essere qualunque, complesso, macchinoso, progettato, oppure semplicemente legato alla volontà di dare una definizione di spazio a quello che si vede.
Fatto sta che l’inquadratura rimane fondamentale nella scelta del fotografo.

Mi trovato a parlare con dei miei amici e colleghi (prima amici e poi colleghi), una pausa pranzo dove italiani per la prima volta a tavola non parlavano di cibo, e non ricordo come è venuta fuori la storia del guardare in camera, nel mirino, per poter realizzare una fotografia.
Potrei scrivere di tutto sull’argomento, ma alla fine sarebbero parole che ognuno declinerebbe per quello che ritiene opportuno.
Allora preferisco affidarmi alle parole di Joel Meyerovitz, visto che la penso proprio allo stesso identico modo:

Si tratta di una parte di intervista (lunghissima) rilasciata in occasione dell’uscita di TAKING MY TIME di Phaidon. Un libro che consiglio vivamente tra l’altro!

“If my pictures work at all, at their best they suggest these tenuous relationships, I want the ephemeral connections between unrelated things to vibrate.”

Ovviamente tolta la marchetta fatta per Leica (anche perché il discorso che lui fa è applicabile a tutti i mezzi e non solo alla M, ovviamente), la ricerca del frame nello spazio ritengo sia fondamentale.

Scegliere consapevolmente cosa mettere o togliere nei propri fotogrammi fa in modo che il risultato sia il più possibile vicino a quello desiderato.

Si capiscono circostanze dove una serie di contingenze non permettono di essere fulminei e quindi si tenta di arrivare all’ottenimento del fotogramma anche senza guardare in camera.
Ma un fatto sporadico non può diventare una regola.

Personalmente aggiungerei alle parole di Joel che, senza inquadrare è come se ci si limitasse anche nel piacere che si prova nel realizzare una fotografia. È come se la si facesse a metà.

Pensiamoci!

[EDIT]
Su MAG72 (un online ben fatto, con notizie interessanti, gestito in modo eccellente da Giovanni Battisti) ho trovato l’intervista integrale, tradotta e resa disponibile.
Il link all’articolo di riferimento è QUESTO!

Ovviamente tratta la tematica della composizione al completo. Non farete fatica ad arrivare alla parte ineternte la scelta di guardare nel mirino.
Ma non fatere nemmeno male se faceste tesoro di tutte le parti che Meyerovitz mette a disposizione.

Buona lettura!!!

 

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